Il mio libro

Nel 2011 è morto mio padre... il periodo più doloroso della mia vita. Da allora, ho sentito il forte desiderio di mettere per iscritto tutto il nostro mondo, tutto quel bagaglio di memoria che ho ricevuto attraverso i suoi racconti e tutto quel vissuto che abbiamo trascorso insieme. Così è nato il mio primo libro e spero che un giorno le mie bambine potranno aprirlo e leggere tutto quello che il nonno avrebbe potuto raccontare loro, come una bella fiaba: la storia della mia vita. 



In questo libro parlo della mia vita, vista attraverso le quattro mura della bottega; parlo della mia famiglia che ha fatto di quella piccola trattoria uno scopo di vita e che la porta avanti nella tradizione, con passione e umiltà, cercando di preservare sempre lo spirito popolare che la caratterizza sin dalla sua nascita nel 1956; e parlo delle vicende della famiglia che si intrecciano con quelle del quartiere di San Frediano che è ancora oggi il più popolare di Firenze. Ripercorro sessant'anni di attività passando per gioie, dolori, addii, nuovi arrivi, il secondo dopoguerra, l'alluvione, il nostro sfratto e la nuova apertura, sempre nel rione, proprio sotto la storica porta San Frediano. Si può dire che la storia stessa della città di Firenze passi tra i tavoli della trattoria, suscitando le reazioni di una comunità ironica, litigiosa, ma molto molto solidale. Parlo della vecchia cuoca, di fornitori, dipendenti, clienti e amici, ma soprattutto della famiglia che ha fortemente caratterizzato la bottega, conferendole un’atmosfera così domestica e accogliente. Descrivo strade, piazze, chiese, odori, sapori, personaggi e macchiette. Il libro è pieno di racconti, memorie e aneddoti, che spaziano da alcuni estremamente esilaranti ad altri che vanno a toccare corde più malinconiche. Il tutto, spesso, in un colorito vernacolo fiorentino.



“È questa la vera storia di Sabatino: la storia della dignità e della sovranità dei fiorentini. La storia di una città che non vuole perdere il suo spirito: ferocemente ironico e insieme profondamente solidale. Ricchi e poveri, brutti e belli, nobili e miserabili, colti e ignoranti, fiorentini e migranti: non ci si salva da soli, ci si salva continuando a vivere insieme. È per questo che lo spirito di Sabatino non appartiene al passato, ma è un seme di futuro per la Firenze che vogliamo tornare a costruire.“   

                                                                                                             Tomaso Montanari




Le ricette della tradizione Fiorentina: "I Fegatelli di maiale al forno"

I fegatelli di maiale sono uno dei "piatti forti della Domenica". Il profumo che esce dal forno fa venire l'acquolina in bocca: teneri e succulenti, squisiti se appena sfornati. Il pane arrosto che li accompagna ne assorbe tutto il sapore e la croccantezza ne esalta tutto il gusto.

Ascolta l'audio della nostra ricetta:



Ingredienti:
- 600 grami di fegato di maiale
- rete di maiale
- semi di finocchio
- pangrattato
- foglie di alloro
- olio d'oliva
- sale
- brodo di carne
- pane toscano raffermo

Procedimento:
Tagliare a pezzetti della grandezza di circa mezzo pugno il fegato di maiale, dopo averlo ripulito dalle nervature più grosse; metterlo in un'insalatiera e aggiungerci i semi di finocchio, il pangrattato e il sale. Mescolare bene e lasciarli un po' a insaporirsi. Quindi, avvolgerli uno per uno nella rete di maiale, che avrete ben disteso dopo averla lasciata un po' in acqua tiepida. Accomodare i fegatelli in una teglia unta creando uno spiedino, alternando una mezza fetta di pane, una foglia d'alloro e un fegatello. Aggiungere poco brodo nella teglia e cuocere in forno moderato a circa 180° per circa 45 minuti.




Tradizioni di Famiglia

Ricordo bene quel giorno del ‘96 in cui entrai nella pasticceria Buonamici all’angolo di via dell’Orto. Roberto stava sfornando una meravigliosa pasta sfoglia. Il profumo usciva dal laboratorio per pervadere tutta la bottega. Da allora, abbiamo iniziato una collaborazione che continua ancora oggi e va ben oltre il lavoro, perché ormai si è consolidata una grande amicizia. Roberto ha iniziato a lavorare sulle orme del padre, che aveva avviato l’attività nel 1949, dopo il suo rientro dal fronte. Tutt’oggi lui è il punto di riferimento della pasticceria e, negli anni, è stato affiancato nella gestione dell’attività dalle figlie Rossella e Patrizia, dalla nuora Cristina e dal nipote Guido. 



I dolci di Roberto sono buoni come una volta, pur abbracciando idee innovative. Sono la tradizione con qualcosa in più. Il Buonamici è sempre stato famoso per il millefoglie, ma che dire del suo bongo bianco? Un profiitterol realizzato con bignè farcite con cioccolato e ricoperte di soffice crema chantilly. Non manca mai la torta della nonna, un classico di Firenze. Buonissimi anche la torta con crema alla ricotta e la torta con il semolino. Ma se proprio volete provare qualcosa di speciale, vi consiglio di assaggiare la schiacciata alla fiorentina, che si può trovare nel periodo di carnevale, ovvero dal 7 gennaio fino al Martedì Grasso. Semplice è molto buona, ma ripiena è davvero squisita.

Dal 2019, in pasticceria si può gustare finalmente anche il caffè e ai vecchi sapori ne sono stati affiancati dei nuovi, tutti da provare. Molto buoni sono i cookies con gocce di cioccolato e i biscotti alla cannella, ma io vado matta per i biscottini al caffè. Insomma, da oltre venticinque anni, in trattoria, oltre a proporre i nostri meravigliosi dolci casalinghi, fatti da mia sorella Letizia e da mamma Laura, spesso proponiamo anche gli ottimi dolci della pasticceria Buonamici.

Arte in trattoria

In un momento difficile come questo, ho sentito la necessità di comunicare ai tanti clienti che frequentano la nostra bottega, una rinnovata speranza nel futuro, la fiducia in un domani in cui tutto tornerà alla normalità. 



Ho sentito il desiderio di instillare un goccio di ottimismo nella gente, facendo vedere che la trattoria non è solo viva, ma anche vitale e ho pensato di farlo attraverso l’arte. Da qui, l’idea di un murale in corte. Il soggetto non doveva avere nessun contenuto politico, come spesso troviamo nei murales. Doveva essere una semplice pittura muraria puramente estetica. Ed ecco che mia sorella Letizia propone la veduta della Chiesa di San Frediano in Cestello. Beh... per noi, ragazze di San Frediano, nate e vissute fino a oggi nel rione, cosa di meglio che raffigurare uno dei suoi luoghi più rappresentativi? E poi, dove si può trovare un’altra Chiesa con un affaccio così bello sui Lungarni? Uno stupendo biglietto da visita del quartiere per chiunque arrivi dal Centro...



Mirko Ranfagni ha 24 anni ed è lo Street Artist che tre anni fa ha dipinse il nostro bandone e che oggi ha dipinto il nostro murale. Ha iniziato il suo percorso artistico subito dopo aver abbandonato gli studi in seconda liceo: la molla che lo fece iniziare a dipingere fu il continuo chiedersi il perché la gente scrivesse sui muri. È autodidatta, il suo approccio allo spray è istintivo. La sua è una ricerca continua sul come utilizzare la bomboletta. Nei suoi ultimi lavori, così come per la nostra Chiesa di Cestello, ha usato il puntinismo per ottenere il “realismo” di cui aveva bisogno. Il risultato è magnifico!

Questo murale rappresenta anche un omaggio a quel quartiere che ha dato i Natali alla trattoria e dove la bottega ha proseguito la sua attività per ben 43 anni, fino a che si è spostata, causa sfratto, proprio sotto la sua storica porta. 

Vedeste quant’è bello il murale dal vivo!!!


Le ricette della tradizione Fiorentina: "I Carciofi ritti"

I Carciofi "Ritti" (non fritti!) sono una delle ricette che mi ricordano i giorni trascorsi in campagna a Poggiobello. La nonna Fidalma li cucinava spesso in questo periodo, in occasione della potatura delle viti e degli ulivi.

Ascolta l'audio della nostra ricetta:



Ingredienti:

- 6 carciofi ("mamme" o di grandi dimensioni)

- 150g  di rigatino (pancetta stesa)

- 1 spicchio d'aglio

- 1 ciuffo di prezzemolo

- 3 cucchiai di Grana Padano grattugiato

- Brodo di carne (q.b.)

- Olio extravergine di oliva

- Sale (q.b.)


Procedimento:

Separare la testa dal gambo del carciofo con un taglio vicino alla base, in maniera che la testa possa restare "in piedi". Pulire il gambo, eliminando la parte fibrosa esterna e immergerlo in acqua fredda. Eliminare, con il coltello, la parte superiore della testa del carciofo, aprirlo con le mani in modo da creare uno spazio vuoto all'interno e salare la parte esterna. Per il ripieno: tritare insieme i gambi, il rigatino, l'aglio e il prezzemolo e unire al trito il Grana Padano. Amalgamare il tutto senza schiacciarlo troppo. Procedere a riempire le teste di carciofo con il trito ottenuto. Disporre le teste in una teglia unta con dell'olio di oliva extravergine, aggiungere brodo e acqua fino a coprire la metà dell'altezza dei carciofi. Coprire tutto con dell'alluminio e infornare a 220° per circa 45 minuti, controllando che non si asciughino.


Antonio Ciccone, una creatura di Padre Pio

Il maestro Ciccone ci accoglie nel suo studio in via de’ Serragli, un enorme stanzone con travi a vista e mura molto alte. Lo spazio per cam...