Antonio Ciccone, una creatura di Padre Pio



Il maestro Ciccone ci accoglie nel suo studio in via de’ Serragli, un enorme stanzone con travi a vista e mura molto alte. Lo spazio per camminare è poco, ci sono dipinti dappertutto: acrilici, olii, carboncini ovunque. Ritratti, volti, sguardi e poi, paesaggi: l’Irlanda e il Gargano, squarci di rocce tra cielo e terra. E infine lui: Padre Pio da Pietralcina, tanti suoi volti e perfino ritratto per intero. Antonio ci racconta delle sue origini di pastorello, della sua infanzia a San Giovanni Rotondo, del suo Gargano così aspro e forte, di quei promontori così silenziosi, della quiete di quelle grandi alture che si aprono a orizzonti vastissimi e che nei suoi quadri sembrano tanto più dolci, e io qui azzardo, forse perché dipinti con amore, lo stesso amore che da piccolo lo ha portato da Padre Pio a confessarsi ed esporgli la sua grande passione per il disegno, il suo forte desiderio di dipingere i mille colori delle rocce della sua amata terra e la voglia di continuare per quella strada. Padre Pio rimase colpito da tutti quei disegni che il giovane Antonio gli portò in visione e soprattutto dal dipinto di un Crocifisso e, dopo avergli dato l’assoluzione, gli disse di non preoccuparsi perché di lì a poco avrebbe potuto dedicarsi completamente alla sua arte. 







E così fu. Antonio Ciccone venne a Firenze e dietro indicazione di Padre Pio seguì la scuola di Annigoni. Il suo primo periodo infatti fu quello del realismo rinascimentale e in quegli stessi anni gli fu commissionato di eseguire una copia esatta del ritratto della regina Elisabetta II del suo maestro Pietro Annigoni. Seguì il periodo in cui si trasferì in Irlanda e poi in America a New York, dove per qualche anno visse assorbendo tutte le vibrazioni del movimento impressionista di quei tempi. Poi fece suo anche l’espressionismo. Infine tornò a Firenze nella sua casa in San Frediano dove tutt’oggi abita continuando a disegnare nel suo magnifico studio dal quale partono quadri su commissione per tutto il mondo. E nonostante tutto, il maestro ogni anno è tornato in visita alla sua terra natia e a Padre Pio, anche dopo la sua morte.





Ho conosciuto il maestro in trattoria, tra i nostri tavoli, con davanti un minestrone bello fumante, e con accanto sua moglie Linda, con davanti i suoi spaghetti. Lo ho sempre percepito come una persona di buoni valori, visto sempre con qualcuno della sua grande famiglia: Tiana la maggiore dei suoi sette figli adottati negli anni. Sapevo che era un pittore, ora so che è davvero un grande maestro!




Quel giorno nel suo studio, mentre guardavo quell’enorme pala di Padre Pio ancora senza volto, destinata a una cappella della Chiesa di San Giovanni Rotondo, la mia amica Tina, che era con me, chiese al maestro se fosse vero che si sente odore di rose quando Padre Pio è presente. Il maestro rispose che lui non lo sente più. Mi venne spontaneo domandargli: “Perché?” Egli rispose che era perché non ne aveva più avuto necessità. L’ultima volta che lo aveva sentito, si trovava a New York, in quegli anni ne aveva bisogno, perché era lontano dalla sua terra natale e la nostalgia si faceva sentire… era odore di viola, era un tocco… era lui.





La sarta di Sabatino

E se vi dicessi che le tovaglie di Sabatino sono cucite a mano da una sarta di ben 77 anni? E così anche grembiuli, capelli e tutti i costumi di carnevale da ormai ben10 anni! Lei si chiama Gabriella Fabiani ed è una cara amica. Gabriella ha imparato a cucire sin da piccola, da sua mamma che era sarta sia da uomo che da donna. Con la madre ha lavorato per tanti anni, almeno fino al matrimonio con Piero, quando da Colle Valdelsa venne ad abitare a Firenze. Una volta arrivata in città, si iscrisse ad una scuola di ballo e, a fine anno, Gabriella preparò tutti i costumi per il saggio che si svolse al Teatro della Pergola. Fu un duro lavoro, ma lo spettacolo ebbe un successo clamoroso, così come tutti gli abiti da lei preparati, tanto che, l’indomani mattina, la Gabry ricevette la telefonata di una signora dall’accento straniero di nome Gillian che le propose un lavoro a Barga: si trattava di realizzare gli abiti per le opere liriche internazionali che andavano in scena durante il famoso festival di Barga. Ma prima di accettare il lavoro, Gabriella avrebbe dovuto risolvere un problema: aveva un barboncino che non sapeva a chi lasciare perché anche il marito lavorava tutto il giorno… fortunatamente la signora Gillian la rassicurò subito: se il signor kasunori, suo vicino di stanza, aveva un pollo in camera, perché lei non avrebbe potuto tenere un cane nella sua? Fra il cane e il pollo fu subito amore e quindi la Gabry poté iniziare il suo lavoro dei sogni, in una sartoria tutta sua, e con cinque ragazze a sua disposizione: una americana, una inglese, una barese e due romane, che però non avevano mai preso l’ago in mano e non avevano neppure nessuna nozione sui tessuti o sui costumi. Quindi, Gabriella, la sera dopo cena, andava ad insegnare alle ragazze la differenza tra cotone e lana, tra tessuto leggero e tessuto pesante, e tutto ciò che alle varie scuole di design o di moda non avevano ancora imparato… e poi, al mattino, le faceva cucire. 





Gabriella: “Ci fu uno spettacolo dove dovevano andare in scena i costumi preparati da queste ragazze, così loro prepararono i disegni dei vari abiti…il buffo fu che li disegnarono solo davanti, senza pensare a dove finissero, ad esempio, le bretelle sul dietro! Dovetti insegnare loro tutto!

Arrivò il mio primo spettacolo. Si trattava di preparare i costumi per un’opera con la regia dei fratelli Frazzi: Andrea e Antonio, due persone splendide. Avemmo un successo strepitoso. E così, per tanti anni, ho lavorato per “Opera Barga”, da fine luglio a fine agosto, realizzando i costumi per almeno tre produzioni!”

“Gabry, hai vestito anche personaggi famosi?” 

“Si, certamente: la cantante lirica Tiziana Tramonti, il grande Giorgio Albertazzi…”

“Ti stai dimenticando qualcuno…”

“Ah già, il nostro caro Lorenzo! Lorenzo Degl’Innocenti, che è tanto bravo quanto bello!”

“E poi avrai vestito anche tuo marito Piero…” 

“No, lui non l’ho mai né vestito né spogliato!” E se la ride… “…di recente ho fatto anche l’abito da sposa alla principessa Eleonora Corsini di Mezzo Monte… E perfino a Veronica della famiglia Pazzi.”




Una volta finito il bellissimo periodo di Barga, Gabriella ha continuato il lavoro di sarta nel suo laboratorio a Bobolino, confezionando abiti per negozi, privati, spose e perfino dei mantelli per l’Ordine dei Templari. 

E un bel giorno, mentre stava lavorando per ‘Nicla make-up’ di via Nazionale, entrai in quel negozio: un incontro speciale dopo tanti anni. Io me la ricordavo in trattoria seduta ai tavoli tra i nostri clienti, lei mi ricordava bambina… 

ero andata da ‘Nicla’ per preparare i costumi di Carnevale da indossare in bottega, e, da allora, un Carnevale dopo l’altro, un anno dopo l’altro, la Gabry ci ha vestiti di tutto punto ed è iniziata una bella collaborazione oltre che una bella amicizia!

“Gabry, che vogliamo fare? Riveliamo i costumi in maschera del prossimo carnevale?”

“Nemmeno per idea! Al momento ci limitiamo ad invitare tutti al carnevale di Sabatino, il giovedì grasso e il martedì ultimo di carnevale!”

“ E mi raccomando: venite vestiti in maschera!”

Ciacco: dal 1975

Franco Marchetti, il titolare della storica gastronomia Ciacco, mi racconta la sua vita passata in bottega:

“Il 29 gennaio del 1975 avviai questa attività e appena due anni dopo si unì a me nell’avventura mia moglie Adriana: lei pensava al banco e io alla cucina. Adriana mi ha sempre affiancato, perfino durante le gravidanze dei nostri figli. Anche i nostri bambini hanno passato tanto tempo con noi in rosticceria. All’inizio dell’attività il nostro lavoro era impostato con i piatti classici della rosticceria, quali pollo al girarrosto o alla griglia, tacchino, arista, roast-beef, piccione, la ‘ferrarese’ fatta con la pasta verde agli spinaci, e il baccalà il venerdì. Io, però, da subito affiancai a questi anche tanti piatti freddi e innovativi per quei tempi, quali galantine e insalate russe: avevamo un banco bellissimo.” 


“Davvero Franco! Ero bambina, ma ancora oggi ricordo quella meravigliosa ‘ferrarese’ di pasta verde che mia mamma ci prendeva quando la domenica andavamo a Poggiobello. I primi tempi infatti, non avevamo la cucina al campo e quindi mangiavamo in cantina tra tini e bigonce con le vostre splendide pietanze. Io e mia sorella Letizia eravamo ghiotte del vostro pollo arrosto con le patate e la mamma andava matta per le galantine… Babbo invece, che adorava gli arrosti, prediligeva le quaglie: tutti piatti buonissimi, anche se mangiati freddi!”

Continua Franco: “Col tempo il lavoro è andato pian piano modificandosi seguendo i gusti delle persone e del mercato. Infatti quando le varie insalate russe hanno iniziato a comparire sui banconi dei supermercati, noi abbiamo iniziato a cucinare un maggior numero di primi e secondi piatti caldi. Abbiamo sempre cercato di soddisfare tutte le richieste della clientela, anche di quella più esigente. E oggi lavoriamo alla stregua di qualsiasi altro ristorante con piatti sempre pronti che escono dalla mia cucina: dalla semplice polenta fritta al cacciucco alla livornese il venerdì, passando per le crespelle alla fiorentina, il risotto alla pescatora, gli spiedini misti, il coniglio arrosto o ripieno… E poi nel banco non mancano mai i vari salumi di Scarpaccia e il pecorino di Pienza, e da qualche anno a questa parte, anche il pane fresco fatto da me. Abbiamo tanti buoni vini di qualità e, quando è la stagione, anche qualche profumato piatto al tartufo fresco!”





“E dei vostri dessert che mi dici Franco? Il vostro cheesecake marmorizzato al cioccolato è uno dei più goduriosi che abbia mai assaggiato! E i ‘cantuccini di Ciacco’, da non confondersi con i cantuccini di Prato, sono uno dei miei ‘Fine pasto’ preferiti, magari accompagnati da un buon vin santo! Sono così friabili e gustosi che uno tira l’altro: Durante la mia prima gravidanza, il primo se ne tirò dietro davvero tanti altri…!

Ma continuiamo con la vostra bellissima storia: Franco, quando hanno iniziato i tuoi figli a lavorare con te? E perché?”

“Sia Marco che Massimiliano frequentavano le scuole superiori, ma ben presto entrambi decisero di affiancarci nel lavoro in rosticceria, perché erano tanto orgogliosi di ciò che avevamo costruito; io e Adriana avevamo trasmesso loro la nostra passione! Iniziarono ad aiutarmi in cucina con i fritti e poi preparando i polli e i tacchini per il girarrosto seguendomi nel mio lavoro e imparando con gli occhi. Poi, quando Marco è diventato padre, ha scelto di modificare il suo stile di vita per avere più tempo per la sua famiglia, pur continuando a venirci in aiuto al momento del bisogno. Con il tempo, Massimiliano si è dedicato anche al lavoro dietro al banco, alla contabilità, ai fornitori per la scelta di materie prime sempre più di qualità e alla cura del cliente, al quale non ha fatto mai mancare un sorriso! E poi si è occupato anche della nostra piccola trattoria nella saletta adiacente che negli anni ‘80 avevamo attrezzato a self-service. Con gli anni, seguendo le necessità della clientela abbiamo sostituito i piccoli tavoli del self-service con altri più accoglienti e così, oltre al lavoratore singolo in pausa pranzo, abbiamo iniziato a servire anche gruppetti più numerosi e perfino ad ospitare feste di compleanno. Negli anni la clientela si è sempre rinnovata, abbiamo avuto gente di tutti tipi, persone del quartiere e persone che, pur di gustare i nostri piatti, vengono anche da piuttosto lontano. Nel lavoro ci affiancano tre dipendenti. Malik è con noi sin dal 1992 e, Sanat e Cristina, sono con noi da ben 13 anni: tre bravi ragazzi che ormai consideriamo parte della famiglia.”



“Franco, ti viene in mente qualche bel ricordo tra queste quattro mura?”

“La prima festa che abbiamo dato in occasione dei nostri 33 anni di attività: abbiamo avuto una bellissima risposta dalla gente: si sono presentati davvero in tanti e, molti, perfino con un pensiero per ringraziarci!”

Poi interviene Adriana: “A me viene in mente il Nardi, un anziano signore vissuto fino a 104 anni che tutti i giorni veniva a fare la spesa e tutti i santi giorni mangiava con le nostre polpette e prendeva anche un sacchettino di fritto misto per contorno: cavolfiore, zucchine, polenta…”

Io: “Ovvia, da oggi ‘frittino’ tutti i giorni!”

Franco, Massimiliano e Adriana hanno la cucina nel sangue, non hanno il ricordo di un Natale fatto in casa scartando i regali, mentre l’unica Pasqua senza lavorare è stata quella del 2020, anno del lockdown. Ricordano invece bene, l’anno in cui, sia Massimiliano che Franco, lavorarono con la febbre a 39 il giorno di Pasqua pur di non mandar via i clienti senza il loro pranzo festivo… Per loro i giorni festivi sono quelli di maggior lavoro. Per il giorno di Natale prendono gli ordini già dall’8 dicembre, i giorni precedenti sono un susseguirsi di telefonate, organizzazione e preparativi. La mattina di Natale arrivano in bottega alle cinque e indossano le loro giacche da cuoco che ancora ‘tentennano’ dalla sera precedente…e lavorano fino a buio…




Festeggiano in bottega tutti i loro compleanni, gli anniversari, Capodanno e tutte le varie ricorrenze: hanno un barattolo con i tappi degli spumanti che hanno stappato ad ogni festeggiamento e ogni volta hanno ripetuto le stesse parole: ‘quando il barattolo sarà pieno, chiuderemo!’ 

Ora: il barattolo è quasi pieno, l’attività ha compiuto 48 anni, Franco ha 74 anni e passa in cucina dalle 12 alle 14 ore al giorno e Adriana non è da meno. Che dite, si saranno meritati di staccare dal lavoro e dedicarsi un po’ a se stessi e alla propria famiglia? 

Io dico che si sono meritati tutto quanto! Quindi, a nome mio e dei suoi clienti, voglio ringraziare questa bella famiglia per la buona cucina che ci hanno ‘regalato’ in tutti questi anni! 

Grazie di cuore!!!

E per quanto riguarda Massimiliano, mio cognato, che dire? 

Sul lavoro è instancabile, chef preparatissimo, super al banco e bravo in sala: è un pezzo da 90: da Sabatino sarebbe davvero prezioso! Però, talvolta, il lavorare insieme potrebbe pregiudicare il rapporto di coppia, e allora, meglio prediligere l’amore al lavoro. Quindi: beato chi se lo aggiudicherà!

Un grande ‘in bocca al lupo’ caro Massi!!!













La “Cartiera Verdi” chiude. Le due sorelle lasciano in eredità al rione “Il mercato di San Frediano”



Gino Giuseppe Verdi, nonno di Silvia e Susanna, nel 1932 aprì una bottega di rivendita di carta in Borgo San Frediano, proprio davanti all’odierna farmacia. A quel tempo le consegne della carta ai vari ortolani e macellari di Firenze venivano fatte con l’ausilio di un carretto trainato a mano, sul quale veniva stipata tutta la merce. L’attività divenne ben presto fiorente tanto che qualche anno dopo Gino decise di trasferirla in un fondo più grande, in via Pisana, dove adesso si trova la fermata dell’autobus.


Nel 1959 il nonno Gino acquistò il fondo dove fino a oggi la cartiera ha svolto la propria attività, attività che ha superato sia l’alluvione che ben due cambi generazionali. Da Gino e Maria la gestione è passata a Romano e Cisa, fino ad arrivare a Silvia e Susanna, che, con Lodovico marito di Silvia, hanno portato avanti la bottega con coraggio e impegno nello svolgere il proprio lavoro, non senza difficoltà, e cercando sempre di soddisfare meglio sia le vecchie che le nuove esigenze di mercato. In Silvia e Susy rivedo un po’ io e mia sorella Letizia che cerchiamo di portare avanti la nostra piccola trattoria. Noi, come loro, impegnate a portare avanti la tradizione di famiglia. Le sorelle Verdi con il passare degli anni hanno offerto una varietà di articoli sempre maggiore per rimanere al passo con i tempi, ma soprattutto, hanno sempre cercato di soddisfare tutte le esigenze del piccolo dettaglio, con minuziosa attenzione per ogni tipo di clientela, anche per il più piccolo acquirente. Altra peculiarità della “Cartiera Verdi” è sempre stata l’artigianalità: eh si! Perché le sorelle Verdi realizzavano a mano qualsiasi tipo di scatola, da quelle in acetato a quelle da confezione o regalo, senza fustelle, né misure standard.


Silvia iniziò a lavorare in cartiera nel 1981, seguita a breve da Susanna. Due donne alla guida di una cartiera, con una mole di lavoro non indifferente: carta e cartoni da sollevare, pacchetti e pacchi da trasportare, salire e scendere dalle scale e scaffalature…fatica, lavoro pesante e mal di schiena. Per di più, da allora ai giorni nostri la società ha fatto tanti cambiamenti e il ricambio generazionale nelle aziende di famiglia non è più così scontato. Quindi, quando si è presentata loro l’occasione di interrompere l’attività, Silvia e Susy si sono trovate a dover prendere una decisione e sebbene si sia trattato di una decisione sofferta, è stata animata anche dal desiderio di lasciare una bella eredità al quartiere: nei locali della storica “Cartiera Verdi” sorgerà il nuovo bellissimo “Mercato di San Frediano” uno spazio di ben 1200 metri quadrati con tanti banchi e botteghe di aziende di coltivatori diretti che porteranno in vendita tutti i loro prodotti biologici: tanti ortolani, un macellaro, un pescivendolo e, perché no, anche un piccolo ristorantino, visto che da queste parti ce ne sono pochi!!! 


Grazie a Silvia, Susy e Vico per il buon lavoro svolto!







Personaggi Fiorentini

Oggi voglio condividere insieme a voi questo bellissimo articolo che hanno scritto su di me e che dedico a tutta la grande famiglia di Sabatino.
Grazie a Tommaso Ciuffoletti per aver colto l'anima della "Trattoria Sabatino"

"Per caso, per lavoro o perché son ricco di famiglia, ma di ristoranti ne ho sempre girati parecchi e col tempo ho pure iniziato a trovare la cosa interessante e a far caso, oltre ai piatti, a tutte quelle cose che un giorno rischieranno di farmi finire a guardare in tv programmi di cucina e giudizi sul lavoro altrui. Di ristoranti dove ti accolgono e ti curano come Sabatino non me ne vengono in mente. E ti accolgono e ti curano per farti entrare in un sogno romantico senza pari. Perché ci sono quelli che devono spendere ore di parole in trasmissioni dedicate a chef venduti come filosofi, per raccontare che loro vogliono farti vivere un'esperienza, che quando vai al loro ristorante devi sognare. Ecco io quando vado da Sabatino sogno e nessuno mi ha chiesto di farlo. Godo del luogo e di come mi ci sento dentro. Dei tavoli coi vicini e dell'idea che magari al mio tavolo c'era seduto prima il mio vicino di casa, l'Uomo Tigre, Malcolm X o la Regina d'Inghilterra. E non lo so se qualcuno di loro c'è stato davvero a mangiare da Sabatino, ma personalmente lo trovo del tutto plausibile. E infine godo della cucina e senza tanti giri il prosciutto al forno con patate arrosto se la gioca con chiunque. Giù il cappello per Sabatino e per colei che per prima vi accoglie e che Sabatino ha raccontato anche in un libro: Ilaria Buccioni. Se un personaggio devo scegliere, per le regole della rubrica, scelgo lei, ma questo ritratto è dedicato a tutta la sua famiglia e a tutti coloro che a Sabatino lavorano e hanno lavorato."









 



Un rapporto di lavoro “carnale” 😂😂😂

“Dove compriamo la carne? Da Simone Manetti al Mercato Centrale!” Simone è il degno erede di una storica famiglia di macellari di Peretola. I suoi bisnonni e suo nonno erano macellari: la loro bottega era una delle più antiche macellerie della città. E uno alla volta i figli hanno aperto un banco all’interno del Mercato Centrale di Firenze. Il padre di Simone, Patrizio, che tutti conoscevano con il nome di Riccardo, iniziò a lavorare nella macelleria di famiglia facendo il bardotto, cioè il garzone che consegnava la carne. Fu l’ultimo ad aprire il suo negozio all’interno del Mercato nel settembre del 1971, dov’era lo spaccio del Comune. Ora è uno dei più bei banchi di San Lorenzo, per me il più bello!

Simone, il primo giorno all’Istituto Tecnico Superiore, tornò a casa dicendo che la scuola non faceva per lui: era arrivato il momento di andare a lavorare! Così il giorno seguente andò al Mercato da suo babbo. Lo seguiva in ogni sua mossa ma non toccava mai un coltello… Guardava tutti i movimenti del padre standosene fermo in disparte… Guardava e rubava con gli occhi! Questo per diverso tempo o almeno fino a quando un’affezionata cliente gli disse: “Oggi vorrei che la carne me la tagliassi tu, Simone!”

Da allora, Simone, seguendo le orme del padre, ha cominciato a disossare, tagliare e fare tutte le preparazioni necessarie oggi in macelleria. Con gli anni ha acquisito una maestria fuori dal comune: ha imparato a tagliare come suo padre, ma addirittura con una mano più fine e precisa. Mio babbo Valerio mi ha sempre detto: “Riccardo è bravo, bravissimo! Ma Simone ancora di più: quando taglia la carne fa quasi impressione perché ha una velocità fuori dal comune; lavora senza esitazione e con una precisione esagerata, una scioltezza tale che ho sempre paura che si tagli!”

Ancora oggi dopo cinquant’anni siamo loro affezionati clienti. Ci serviamo da Simone per tutti i tipi di carne, sia rosse che bianche: dalle bistecche alla Fiorentina alla “Groppa” per le nostre braciole ai ferri, dallo scannello per il rosbif e il nostro vitello steccato, al “Muscolo“ o al “Campanello“ per lo spezzatino o il peposo alla fornacina. Dal pollame: polli e faraone, alle rigaglie di pollo. Le “Costoline”, il “Lucertolo”, le frattaglie e cosi via… il tutto per dar vita ai nostri “Piatti del giorno”: zampa di vitella lessa con salsa verde, fegato alla fiorentina, stufatino di polmone, crostini neri fiorentini (di milza o di fegatini), lingua lessa, braciole alla livornese, pollo disossato fritto, polpette fritte, salsicce con fagioli all’uccelletto, ossibuchi alla cacciatora, fegatelli di maiale al forno, arista di maiale al forno, pollo ripieno e ancora e ancora… Buon appetito!











Il venerdì pesce!

Il Mercato Centrale di Firenze è nato per opera dell’architetto Giuseppe Mengoni nel 1874. Lo storico mercato coperto fu eretto con una struttura in ferro, vetro e ghisa, in uno dei punti nevralgici del tessuto urbano fiorentino: in Borgo San Lorenzo con entrata da via dell’Ariento. Un’opera del Risanamento ispirata a Les Halles, il mercato all’ingrosso di prodotti alimentari freschi di Parigi. In quel periodo Firenze era Capitale d’Italia e in seguito alla crescita della popolazione e alla distruzione del Mercato Vecchio per far posto a piazza della Repubblica, il nuovo mercato sotto le Logge del Porcellino non era più sufficiente, quindi viene deciso di costruire un nuovo e più ampio mercato coperto, facendo uso dei materiali più moderni, ma sempre nel rispetto degli edifici preesistenti. Tutt’intorno al mercato fu costruita una loggia di 10 arcate classiche per ogni lato, con snelle colonne di pietra serena. L’inaugurazione avvenne nel 1874 con l’Esposizione Internazionale di Agricoltura. Le alte finestre su cui poggia la tettoia fanno sì che la luce filtri abbondantemente all’interno così da dare l’effetto di un mercato all’aperto. I negozi all’interno furono disposti tenendo conto della ventilazione naturale dovuta alla conformazione delle tre navate principali dell’edificio. Ci sono macellai, Pollaioli, pizzicagnoli, fornai, pesciaioli e successivamente anche ortolani, al piano superiore, che fino al 1979 erano posizionati nella piazza triangolare antistante, detta appunto piazza del Mercato. Entrando da Piazza del Mercato, il banco in angolo a destra, è la bottega del nostro fornitore di pesce da ormai 65 anni: la pescheria “Barabino”. Un tempo, era il padre di Alessandro Montini, Moreno, che gestiva la pescheria: un bravissimo pesciaiolo che, avendo fatto anche il trattore, sapeva benissimo come servire mia nonna Fidalma e mio babbo Valerio. Naturalmente, sempre con pesce fresco e di giuste dimensioni per essere sporzionato! Oggi é Alessandro, che seguendo le orme del nonno e del babbo, che ha affiancato sin dal 1975, porta avanti la bottega con lo stesso entusiasmo. Un fiorentino doc con la passione per la nostra squadra, la Fiorentina. E così come tra Moreno e nonna Fidalma c’era un’amicizia fuori dal comune, anche tra Alessandro e il mio babbo Valerio c’è sempre stato un bellissimo rapporto e ancora oggi, Ale ha sempre un pensiero per mamma Laura, un saluto o addirittura un regalo: una manciatina di pesce per fare un frittino. Ma il meglio di sè lo dà con le acciughine, il palombo, le seppie, gli sgombri, la razza, le sarde e tanti altri pesci che ci manda freschi ogni venerdì in trattoria!

- Babbo e nonna andavano a fare la spesa al mercato centrale di San Lorenzo con la Vespa. La nonna montava sù ‘alla amazzone’, come usavano un tempo le donne, con le gambe dallo stesso lato, il babbo caricava tutta la spesa mettendola in due sporte di plastica davanti sulla pedana. Nel gennaio 1985, durante la grande nevicata, erano in San Lorenzo e la nonna si rivolse al babbo dicendo: “Valerio, ‘un sento più le gambe.” “ma che tu dici mamma: come ‘un tu senti più le gambe?!” “Rispose il babbo… “Vien via, torniamo a Bottega!” Poi, passando accanto al banco di un ortolano, sentirono da una radio che la temperatura quella notte era scesa fino a 23° sotto zero. Neanche questo bastò a convincere la nonna a indossare i pantaloni, cosa per lei inconcepibile, neppure per andare a fare la spesa al mercato! - dal mio libro: “Trattoria Sabatino”

Il mercato centrale di Firenze è un luogo in cui la magia dell’epoca passata si fonde con il vivo fervore della vita quotidiana, un luogo tanto caro ai fiorentini che dimostrano ogni giorno l’apprezzamento per la qualità dei prodotti che vengono venduti, scegliendo tra la vasta gamma di botteghe. Noi, dal 1956 abbiamo scelto la pescheria: “Barabino”.

E ora…pubblicità!

È l’ora di Carosello! In questa mia nuova veste di banditore voglio presentare sulla pubblica piazza tutti i migliori prodotti che Sabatino può offrire per i vostri sfavillanti acquisti Natalizi!

Scherzi a parte, oggi con piacere, voglio presentarvi alcuni degli articoli che noi di Sabatino abbiamo scelto di mettere in vendita nella nostra bottega. Molti sono prodotti che noi utilizziamo quotidianamente in cucina e che ci teniamo a farvi conoscere. Altri sono articoli che abbiamo inserito per far fronte alla necessità di offrire un qualcosa in più a tutti coloro che, nel difficile periodo del Lockdown dello scorso inverno, sono venuti a fare asporto in trattoria. Visto il grande apprezzamento riscontrato, stiamo continuando a selezionare articoli e prodotti in linea con lo stile “Sabatino“. Con il tempo ve li racconterò accuratamente, oggi mi limiterò a presentarveli.

                                                         “La bottega di Sabatino”


                                      Amaro Alpino: Il primo amaro Italiano dal 1930! 


Le carte Fiorentine: perchè quando ero piccola, il pomeriggio in trattoria si mesceva vino e si giocava a carte

I nostri legumi e le nostre farine: fave, fagioli cannellini, fagioli con l’occhio, ceci, cicerchie, piselli lenticchie, farina gialla bramata e farina di castagne.

                                       Le meravigliose noci Lara del Piave e le noccioline.


Pasta Fabianelli: la nostra pasta sin dal 1956, fatta da sempre con solo grano italiano e da oggi anche con una linea integrale di grano Toscano e una linea trafilata in bronzo sempre di grano toscano

Le pesche sciroppate de ‘Le conserve della nonna’, i Berriquocoli - ricciarelli morbidi con noci - del Masoni di Siena, la meravigliosa spianata di cioccolato e nocciole, il Vin Santo di "Sparla & Gerardi" e le marmellate e confetture Bio del Chiaverini di Firenze.

Il nostro caffè Hausbrandt 100% di arabica e il pandoro Hausbrandt fatto con la ricetta del maestro dei lievitati Andrea Tortora.

I saponi liquidi e solidi delle saponerie Fissi di Firenze: vegetali, artigianali e biologici. In arrivo anche il sapone ‘Sabatino’.

La Fiorentina: una linea di saponi in cui risaltano le fragranze naturali delle atmosfere fiorentine, in questo caso la magnifica fragranza "Agrumi di Boboli" 

Tavolette di cioccolata di ogni tipo, creme spalmabili - fondente, al gianduia e al pistacchio -, mandorle e nocciole ricoperte di cioccolato: tanti buonissimi prodotti selezionati da ‘Sabatino’ e prodotti dal laboratorio artigianale ‘Tentazioni in Casentino’ di Ponte a Poppi, Arezzo.

I famosi panettoni delle sorelle ‘Amari’, fatti con pasta madre e lievitati 48 ore. Nella versione classica anche i canditi sono artigianali! 

Prosecco DOC Extra dry, prosecco Doc brut, prosecco Doc rosé e cuvèe di Col Sandago in Valdobbiadene: Martino Zanetti recuperando un vecchio vitigno ha prodotto dei vini di grande qualità!



                                                          La mamma non é in vendita!


La forza delle donne

Oggi mi sento in dovere di ringraziare le donne che sono passate dalla mia trattoria, senza le quali, “Sabatino” non sarebbe ciò che è oggi.


Da sempre, in trattoria, le donne sono state la maggioranza e con il loro prezioso lavoro hanno caratterizzato fortemente la bottega. Un pomeriggio di sei anni fa, Don Ennio Lombardini, curato della Parrocchia di San Frediano in Cestello mi parlò del suo quartiere, San Frediano e della gente del rione. E fu così che mi raccontò anche della mia famiglia: “Ho conosciuto tua nonna Fidalma e Ida, la vostra prima cuoca, nei primi anni sessanta. Tuo nonno Sabatino aveva aperto da poco la trattoria, tuo babbo Valerio appena dodicenne, aveva lasciato la scuola per servire ai tavoli: tutte persone meravigliose, ma nonna Fidalma e Ida…mamma mia che donne che erano! Da quel bugigattolo di cucina tiravano fuori cose straordinarie. Due persone splendide, non davano mai la misura del peso e della stanchezza; regalavano la giovinezza con dei sorrisi incredibili: la fine del mondo! Ricordo che quando alla fine del mese venivo a pagare tutto quello che con il priore portavamo via per il pranzo, tutto era dato con il cuore: era questo quel gusto in più!“ E aggiunse guardandomi con intensità: “Ilaria, tu e tua sorella Letizia, dovete essere fiere di essere eredi di questa bella gente e dovete conservare quanto più possibile la capacità del dono, perché la specialità di Sabatino è sempre stata il fare e il dare con il cuore. Poi, socchiudendo gli occhi e ridendo sotto i baffi, aggiunse: “Ilaria, tua mamma Laura entrò in trattoria in punta di piedi… si fidanzò con tuo babbo Valerio a soli diciassette anni e lui cominciò subito a portarla in bottega. Nel giro di qualche mese, lei lasciò il suo lavoro per venire a lavorare in trattoria a fianco di tuo padre. Pian pianino si è fatta conoscere dai clienti e ha trovato il suo spazio in famiglia. Che stupenda creatura! Così vera: tira fuori tutto quello che ha nel cuore!”

E oggi la mamma è il nostro pezzo da novanta!!!

Io e Letizia possiamo solo dirle grazie: “Grazie mamma che in tutti questi anni hai lavorato a dismisura nella nostra bottega, non risparmiandoti mai neppure quando avresti potuto farlo! Grazie per tutta la volontà e la grande forza che metti nel lavoro e, anche se hai fatto scappare più di un cliente con la tua sincerità poco diplomatica e il tuo modo di fare così verace, ancora: GRAZIE MAMMA!”

Antonio Ciccone, una creatura di Padre Pio

Il maestro Ciccone ci accoglie nel suo studio in via de’ Serragli, un enorme stanzone con travi a vista e mura molto alte. Lo spazio per cam...