Il maestro Ciccone ci accoglie nel suo studio in via de’ Serragli, un enorme stanzone con travi a vista e mura molto alte. Lo spazio per camminare è poco, ci sono dipinti dappertutto: acrilici, olii, carboncini ovunque. Ritratti, volti, sguardi e poi, paesaggi: l’Irlanda e il Gargano, squarci di rocce tra cielo e terra. E infine lui: Padre Pio da Pietralcina, tanti suoi volti e perfino ritratto per intero. Antonio ci racconta delle sue origini di pastorello, della sua infanzia a San Giovanni Rotondo, del suo Gargano così aspro e forte, di quei promontori così silenziosi, della quiete di quelle grandi alture che si aprono a orizzonti vastissimi e che nei suoi quadri sembrano tanto più dolci, e io qui azzardo, forse perché dipinti con amore, lo stesso amore che da piccolo lo ha portato da Padre Pio a confessarsi ed esporgli la sua grande passione per il disegno, il suo forte desiderio di dipingere i mille colori delle rocce della sua amata terra e la voglia di continuare per quella strada. Padre Pio rimase colpito da tutti quei disegni che il giovane Antonio gli portò in visione e soprattutto dal dipinto di un Crocifisso e, dopo avergli dato l’assoluzione, gli disse di non preoccuparsi perché di lì a poco avrebbe potuto dedicarsi completamente alla sua arte.
Ho conosciuto il maestro in trattoria, tra i nostri tavoli, con davanti un minestrone bello fumante, e con accanto sua moglie Linda, con davanti i suoi spaghetti. Lo ho sempre percepito come una persona di buoni valori, visto sempre con qualcuno della sua grande famiglia: Tiana la maggiore dei suoi sette figli adottati negli anni. Sapevo che era un pittore, ora so che è davvero un grande maestro!
Quel giorno nel suo studio, mentre guardavo quell’enorme pala di Padre Pio ancora senza volto, destinata a una cappella della Chiesa di San Giovanni Rotondo, la mia amica Tina, che era con me, chiese al maestro se fosse vero che si sente odore di rose quando Padre Pio è presente. Il maestro rispose che lui non lo sente più. Mi venne spontaneo domandargli: “Perché?” Egli rispose che era perché non ne aveva più avuto necessità. L’ultima volta che lo aveva sentito, si trovava a New York, in quegli anni ne aveva bisogno, perché era lontano dalla sua terra natale e la nostalgia si faceva sentire… era odore di viola, era un tocco… era lui.