La Toscana nel bicchiere: Paolo e Lorenzo Marchionni

Ci sono storie che vanno raccontate. La Storia di Paolo e Lorenzo Marchionni (nostri carissimi amici) è una di queste.
Vado a trovarli a casa loro, a Vigliano, a due passi dalla Chiesa di San Martino alla Palma e dal bellissimo bosco della Roveta, nel territorio del Chianti Colli Fiorentini. Suono. Si apre il cancello e Paolo mi viene incontro.
Qualche metro più in là ci sono le galline che girano libere per la bella oliveta che si estende fino alla casa. Poi, un cancellino, oltre il quale ci sono tre pecore, pecore non da latte o da lana, ma di razza "Nana d'Ouessant", particolarmente adatta a brucare l’erba, a tenere pulito il prato. Poco più in là, oltre il pollaio, l’alveare con le api. Dopo esserci salutati e raccontati un po’, io e Paolo ci avviamo verso la vigna a qualche centinaio di metri da lì. Lungo la strada, tutto, sa di vendemmia. Da una parte pile di casse con i raspi, dall’altra una vasca piena di trebbiano a macerare: il suo profumo è talmente inebriante che non posso fare a meno di fermarmi per assaporarne tutti gli aromi. Facciamo qualche altro metro e entriamo in vigna.


Il terreno è in pendenza e quindi devo stare attenta a dove metto i piedi. Solo quando rialzo lo sguardo mi accorgo di avere davanti agli occhi una meravigliosa immagine della tipica campagna toscana: una vigna di quasi sette ettari, ben esposta ad ovest, sud-ovest, dove il vitigno principe è il Sangiovese. I filari sono allevati a cordone, le viti ramificano verso l’alto e i bellissimi grappoli sono ben soleggiati e areati: praticamente un quadro! Paolo mi spiega che in quella zona i terreni sono sassosi e sono costituiti prevalentemente da sabbia fine e limo, oltre a frammenti calcarei e tracce di argilla. Grazie a questa composizione e alla pendenza media che si aggira intorno al 17%, questi terreni sono molto drenanti e particolarmente vocati alla coltura della vite e dell’olivo. 



Quello che traspare parlando con Paolo è il sincero desiderio di trasmettere attraverso il vino, il proprio sentimento verso la natura, la propria idea di agricoltura: quell’agricoltura consapevole che da sempre ha condotto, assieme al fratello Lorenzo, rispettosa prima di tutto della terra e dell’uomo. 

Paolo e Lorenzo sono cresciuti a Vigliano e sono stati educati ad una vita di campagna, fatta di tante piccole abitudini e ricorrenze, di giochi nei campi e meravigliose esperienze a contatto con la natura, come quella fatta da bambini, di pestare l’uva e di entrare, perché di corporatura piccola, nei tini vuoti per pulirli (proprio come me e mia sorella Letizia). Dai loro genitori e dai loro contadini, hanno imparato ad aver cura della terra e ad amarla profondamente, tanto da aver deciso di coltivarla a vigna e oliveto senza far uso di prodotti sistemici, pesticidi e concimi chimici. Paolo ha osservato, studiato le piante e il proprio equilibrio, i terreni e la propria fertilità, ha imparato a gestirli e rispettarli e, grazie anche ai suoi studi filosofici, oltre che a un’innata passione, nel 1993 ha iniziato e continua tutt’oggi, a produrre vino, un vino di qualità.


Il suo è un approccio da artigiano-artista che si impegna per portare a casa il frutto del proprio lavoro, ma che si mette anche in gioco volentieri per cercare di valorizzare ogni sfaccettatura della materia prima, cercando risultati veri, autentici: nasce da qui il complesso impegno di raccogliere e vinificare separatamente le uve provenienti, non solo dalle singole vigne, ma addirittura da parti di esse: un lavoro che si moltiplica, rischioso, e fatto di tanta umiltà, pazienza, studio e ascolto. È l’approccio di chi sceglie la strada più difficile e la qualità senza compromessi, è la scelta di fare una buona agricoltura sapendo bene che è l’unico modo per lasciare in eredità alle generazioni future un grande valore: una terra viva. Il tuo vino, caro Paolo, racconta bene tutto questo! Parla di te e della tua terra, Dice tutto! Non ci credete? Assaggiatelo e andate a trovare Paolo nella sua vigna e nella sua magnifica cantina, non antica, ma che esprime bene tutta la passione di coloro che ci lavorano! 










 

Io e Max

Continuiamo a parlare di passioni…
La mia più grande passione è mio marito Max: il mio meraviglioso amore, il mio migliore amico, il mio insostituibile collega. 



Dal mio primo libro: “Trattoria Sabatino”:

"Fu proprio durante una di queste feste, il veglione dell’ultimo dell’anno del 1994, che ebbi una felice sorpresa che mi avrebbe cambiato la vita: era da poco passata la mezzanotte, ballavo insieme alle altre ragazze e tra un brindisi e un augurio mi sentii afferrare e baciare con impeto. Era Massimo. Non mi sarei mai aspettata quel bacio, soprattutto da lui. Fu un gesto inatteso e imprevedibile. Rimasi attonita e meravigliata: conoscevo Massimo da quando ero piccola, ma non ci eravamo mai considerati altro che compagni. Lui era timidissimo e riservato e quel suo slancio passionale mi stupì al punto che mi divincolai dalle sue braccia e mi allontanai in fretta, senza una parola. Mi sono portata dentro quel bacio per tanti giorni, domandandomi cosa significasse per lui e cosa avesse suscitato in me. Il desiderio di incontrarci era forte per entrambi. Me lo ritrovavo ovunque, veniva a pranzo con gli amici in trattoria, mi aspettava fuori dal British Institute dopo la mia lezione di inglese e seguiva perfino i corsi di danza che frequentavo al Florence Dance Center. Dopo qualche mese capimmo che eravamo fatti l’uno per l’altra. Così “sradicai” dalle sue origini paesane quel bel Romolino che mi aveva preso il cuore e lo portai in San Frediano e, soprattutto, lo introdussi nel variegato, singolare e meraviglioso mondo della mia trattoria: ‘Sabatino’".

Antonio Ciccone, una creatura di Padre Pio

Il maestro Ciccone ci accoglie nel suo studio in via de’ Serragli, un enorme stanzone con travi a vista e mura molto alte. Lo spazio per cam...